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Il potenziamento della contrattazione di produttività è l’obiettivo di Palazzo Chigi e, per raggiungerlo, si pensa al raddoppio degli incentivi per i premi di produttività da pagare ai dipendenti anche se non sarà fatta finché tutto non verrà scritto nero su bianco nella prossimo legge di Stabilità.

LA SITUAZIONE ATTUALE

Ad oggi i premi di produttività che non superino i 2000 euro lordi l’anno sono tassati al 10% (contro una tassazione media del 27%). A due condizioni:

  • Il lavoratore che beneficia del premio di produttività non deve guadagnare più di 50000 euro lordi.
  • Il premio deve essere previsto all’interno di un accordo azienda-sindacati in cui gli obiettivi di miglioramento della produttività, della redditività e della qualità siano fissati in maniera chiara e misurabile. Il contratto aziendale va quindi dichiarato e depositato con apposito modulo.

Il premio può salire a 2.500 euro lordi all’anno quando vengono coinvolti i lavoratori (non necessariamente il sindacato in modo diretto) con un modello partecipativo.

L’IPOTESI RADDOPPIO

L’ipotesi prevede un innalzamento del limite per l’incentivazione dei premi di produttività dai 2000 – 2500 euro a 3-4000 euro lordi l’anno. Ad aumentare dovrebbe essere anche il limite di reddito annuo passando da 50000 a 60000-70000 euro lordi (coinvolgendo così anche quadri e dirigenti finora esclusi).
«Il condizionale è d’obbligo perché ogni scelta sarà subordinata alla risposta delle aziende agli incentivi a disposizione per il 2016. Gli oltre 13 mila contratti già depositati relativi al 2015 e alla prima metà del 2016 ci sembrano una buona partenza. Analizzeremo con grande attenzione la risposta delle aziende e su questa baseremo il nostro rilancio», spiega Marco Leonardi (tra i consiglieri economici del premier Matteo Renzi che stanno lavorando al dossier. ndr), convinto che sia «strategico in questo momento scommettere sulla produttività-Paese».

ALTRE INIZIATIVE

Tra le altre iniziative in cantiere rientrano agevolazioni anche per il welfare inserito nei contratti nazionali di categoria (vedi piattaforma di Federmeccanica) e non solo su quelli aziendali. Inoltre il governo sta pensando di incentivare anche i piani di azionariato diffuso all’interno delle imprese.

Fonte: Corriere della Sera